Il Camoscio dell’Appennino: il più bello del mondo
- valeorsini31
- 15 mar
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Il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra ornata), sottospecie endemica che vive solo nei monti dell'Appennino abruzzese, per la robustezza e l'eleganza delle forme non ha rivali, è uno del più rari mammiferi italiani, ornamento straordinario della montagna appenninica.
Descritto dallo studioso tedesco Oscar Neumann nel 1899, pur appartenendo allo stessa specie di quello alpino e di quello del pirenei, si differenzia per alcuni particolari fisici e comportamentali, determinati dal prolungato isolamento in un'areale molto localizzato. Presenta quindi, con buone probabilità, i requisiti per essere considerato specie endemica, cioè del territorio di cui porta il nome. preziosa e distinta testimonianza del divenire della natura.
Il Camoscio d'Abruzzo si distingue da quello alpino per le corna più lunghe e maggiormente ripiegate all'indietro e, d'inverno, per l'elegante mantello che presenta, sul collo, una fascia di pelo chiaro. bordata da due strisce scure che si ricongiungono a cuneo sul petto.
Salvato miracolosamente dall'estinzione grazie alla provvidenziale istituzione del Parco Nazionale d'Abruzzo è considerato "il più bel Camoscio del mondo”.
È la sola entità zoologica italiana elencata nell'appendice della Convenzione Internazionale di Washington.
Negli ultimi tempi il numero dei Camosci d'Abruzzo è andato sempre più aumentando. La specie è tornata a vivere anche sui massicci della Majella e del Gran Sasso d'italia, dove era scomparso da oltre un secolo grazie ad un intervento congiunto del Parco Nazionale d’Abruzzo e del Club Alpino italiano

Tornando indietro nel tempo ai primi del '900, la caccia, il bracconaggio, la caccia e le aree naturali sempre più antropizzate furono le cause principali della scomparsa del bellissimo animale. La popolazione del camoscio si era ridotta drasticamente a circa 30 individui, presenti nei territori diventati dal 1922 Parco Nazionale d'Abruzzo.
Negli anni '90 Parco Nazionale d'Abruzzo e Club alpino italiano sono intervenuti costituendo nuove colonie sul Sasso d'Italia e sulla Maiella. Con riusciti interventi mirati sono cresciuti sia gli animali liberi in ambiente, sia gli areali nei quali vivere. A completare questo positivo scenario si aggiungono i camosci rilasciati nel Parco Regionale Sirente Velino e nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nella zona del Monte Bove».
Specie protetta dalla caccia, oggi vive, tutelata e assistita, esclusivamente all'interno dei tre parchi nazionali e del parco regionale abruzzese. E’ possibile ammirare gli eleganti animali sia nelle aree faunistiche di Lama del Peligni (Majella), Pietracamela e Farindola (Gran Sasso), sia in libertà soprattutto nella splendida conca di Campo Pericoli nella Riserva Corno Grande di Pietracamela cuore del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga.
Nei primi anni della reintroduzione, i più delicati per la riuscita del progetto, escursionisti ed alpinisti furono utilissimi al monitoraggio dei camosci. «Invitati a compilare una scheda di avvistamento degli animali, fornirono preziose informazioni che confermavano il progressivo aumento della colonia reintrodotta», continua Filippo Di Donato (rappresentante del Cai nel Consiglio direttivo di Federparchi) Oggi il numero dei Camosci d'Abruzzo è cresciuto, ma la guardia non può essere abbassata.
Durante l'arco dell'anno, il camoscio appenninico frequenta due aree distinte: una di estivazione e una di svernamento.La prima viene occupata dalla primavera fino all'autunno, in relazione alle condizioni climatiche e all'innevamento; normalmente, si tratta di praterie di altitudine a quote superiori ai 1.700-1.800 m, intervallate da cenge e dirupi. La seconda area è frequentata dall'animale dall'autunno alla primavera ed è costituita da zone meno aperte a quote più basse, boschi di latifoglie e, più saltuariamente, boschi misti con conifere a quote intorno ai 1.500-1.600 m.
Di norma, vengono prediletti pendii ripidi dove la neve tende a non accumularsi, con presenza di cenge e rocce sporgenti in modo che i camosci possano trovare cibo anche col terreno innevato e assicurarsi una maggior difesa dall'attacco dei predatori.
Animale vigile e accorto, attivo soprattutto di giorno, vive in branchi formati da femmine e giovani da una parte, e i maschi adulti d’altra in gruppi meno numerosi.
Oggi non è difficile avvistare i camosci durante semplici escursioni sulle montagne del Gran Sasso confermando il successo di una straordinaria operazione, che, insieme ai parchi abruzzesi, sta garantendo la conservazione di questo magnifico animale esclusivo dell’Appennino centrale.
Il camoscio appenninico è una presenza ormai tangibile che richiama visitatori e fotografi, contribuendo, insieme agli altri grandi erbivori come cervo e capriolo ed il loro predatore per eccellenza, il lupo appenninico, alla promozione del turismo naturalistico nel territorio.
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